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Alla ricerca della Gioconda

Trovare i resti mortali di "Monna Lisa", ovvero Lisa Gherardini: questo è l'obiettivo dell'autore, da anni impegnato in studi e ricerche filosofiche, esoteriche e religiose sui misteri celati nel dipinto di Leonardo, che accompagna il lettore attraverso un'avvincente ricerca scientifica durata mesi e che ha tenuto la stampa mondiale col fiato sospesoArmando Editore - 2014     Amazon     Ibs

Gioconda, l'altra verità

28 aprile 2019 - La Prealpina - Lo storico quotidiano di Varese dedica una pagina al libro di Silvano Vinceti in cui si insinua il dubbio che la Gioconda esposta al Louvre sia un falso... (L'articolo - pdf)

Globo Reporter celebra Leonardo, intervista a Vinceti

Nel programma che celebra il genio del Rinascimento a 500 anni dalla morte, l'inviata di Rede Globo, Ilze Scamparini, ripercorre tra Milano e Firenze alcuni aspetti della storia di Leonardo da Vinci. Nella parte dedicata alla Gioconda la giornalista intervista lo scrittore e ricercatore Silvano Vinceti sui tanti misteri del celebre dipinto. Rede Globo o semplicemente “Globo” è la più grande rete televisiva commerciale in Sud America seconda al mondo solo all'ABC. Tra le maggiori società di media al mondo produce in Brasile circa 2.400 ore di intrattenimento e 3.000 ore di giornalismo all'anno. Clicca qui per vedere il programma

 

Il furto della Gioconda. Un falso al Louvre?

Una dettagliata ricostruzione del furto della “Gioconda” di Leonardo ha permesso di riscrivere un’altra storia: l’indiscusso ideatore ed esecutore del furto, Vincenzo Peruggia, quel 21 agosto 1911 non entrò mai al Louvre e non rubò il dipinto. Nuovi scenari e personaggi. La “Gioconda” del Louvre sarà l’originale o è un falso? Armando Editore – 2019   Amazon  Ibs

Il furto della Gioconda. Un falso al Louvre?

La Gioconda che tutti ammiriamo al Louvre potrebbe essere un falso. Lo sostiene lo studioso Silvano Vinceti nel suo ultimo lavoro “Il furto della Gioconda. Un falso al Louvre?” in libreria per Armando Editore. Un libro estremamente documentato in cui si solleva il dubbio che la Gioconda del Louvre possa essere un falso d'autore realizzato dall'allievo prediletto di Leonardo: il Salai.

Silvano Vinceti capovolge la consolidata narrazione del clamoroso furto della Gioconda avvenuto nell'agosto del 1911 nel museo del Louvre, secondo la quale fu Vincenzo Peruggia l’ideatore e realizzatore del furto. Per Silvano Vinceti il Peruggia non entrò mai al Louvre, non rubò mai la Gioconda. La nuova ricostruzione del furto compiuto su documenti originali, alcuni dei quali inediti, accende i riflettori sul vero ideatore del furto, un mercante d'arte dedito alla vendita di opere falsificate, di nazionalità francese, che fece riprodurre varie copie della Gioconda vendute ad ignari e facoltosi latifondisti americani. Grazie a questa nuova ricerca sono emersi elementi tali da sollevare dubbi sulla autenticità della Gioconda esposta al Louvre che hanno guidato l'autore dell'indagine a raccogliere prove a sostegno di tale ipotesi: la perizia realizzata nel 1913, ad esempio, che aveva lo scopo d'accertare l'autenticità del dipinto, è risultata priva di fondamenti oggettivi. L’autore recupera poi alcune testimonianze storiche e indizi che fanno supporre che il Peruggia portò a Firenze una copia, si auto-denunciò del furto e ne ottenne dei vantaggi finanziari. E ancora, Pascal Cotte, del prestigioso laboratorio francese “Lumiere tecnologie” che ha realizzato un'accurata indagine sulla Gioconda del Louvre, commissionata dallo stesso museo, dopo vari anni, scaduto l'impegno di segretezza con il museo, ha reso noto che nell'ultimo strato della Gioconda, quello che precede il dipinto che tutto il mondo ammira, figura un disegno di una donna più giovane e senza somiglianze con la dama dallo sguardo sfuggente e dal sorriso enigmatico. La presenza di tale raffigurazione solleva un interrogativo sull'autore dell'opera. Un quesito che apre una congettura sulla possibilità che un allievo della Accademia di Leonardo, come era prassi diffusa nelle botteghe studio di grandi pittori fiorentini, abbia assunto come modello da riprodurre l'opera realizzata da Leonardo. Altri indizi storici concorrono ad alimentare la possibilità che la Gioconda del Louvre sia una copia realizzata dal suo allievo prediletto: il Salai. Quest'ultimo era un personaggio con pochi scrupoli: lo stesso Leonardo in uno dei suoi fogli lo descrive come “ladro, ghiotto e bugiardo”. Dopo più di 25 anni vissuti con Leonardo era perfettamente in grado di riprodurre fedelmente le opere del maestro. Nel 1517 riceve una forte somma dalla tesoreria del Re di Francia, presumibilmente per un dipinto venduto. Sicuramente il Re di Francia non avrebbe pagato una cifra così alta per un dipinto di uno sconosciuto allievo di Leonardo. Nello stesso testamento del Salai, dove vengono elencati i dipinti che lascia alle sorelle, si trova la dicitura “Joconda”. Era sicuramente una copia del famoso dipinto, come è stata attribuita a lui anche un'altra copia presente in un importante museo americano. Due Gioconde realizzate da lui. Il libro documento di Silvano Vinceti confronta questi ed altri elementi (inediti) concludendo che sia giustificata l’ipotesi che la Monna Lisa esposta a Louvre sia un falso d'autore.

Sinossi del libro (pdf)

 

Il segreto della Gioconda

Che cosa nascondono gli occhi della Gioconda? Quale segreto custodiscono? Chi si cela dietro quello sguardo enigmatico? Il libro dà una lettura della Monna Lisa non solo a livello pittorico, filosofico e morale, ma analizza il famoso quadro anche in quanto trasposizione psicologica di Leonardo e monito di stampo umanistico per le generazioni a venire.  Armando editore - 2011    Amazon    Ibs

L'altra Gioconda di Leonardo

L'autore cerca di dare una risposta a due enigmi irrisolti: quale fu la vera identità della Gioconda, esiste la possibilità di una seconda Gioconda? Per trovare la soluzione dei misteri, percorre nuove strade, riporta alla luce documenti storici trascurati o sottovalutati, come il Testamento del Salai, la complessa relazione fra Leonardo e il suo allievo.  Armando Editore - 2016     Amazon    Ibs

La Gioconda fu venduta da Leonardo al re di Francia

La Gioconda, il ritratto più celebre della storia, fu portato dallo stesso Leonardo da Vinci in Francia, dove si trova dal 1517. Anche se a distanza di secoli sopravvive l'idea, sbagliata, che ad appropriarsi dell'opera furono le truppe di Napoleone. L'enigmatico dipinto a olio su tavola di legno di pioppo (77×53 cm e 13 mm di spessore), fu acquistato dal re Francesco I. Secondo alcune fonti per 4 mila scudi d’oro, equivalenti più o meno a due anni dello stipendio di allora del genio toscano. Potrebbe essere stato lo stesso Leonardo a dare la Gioconda al re. Altra ipotesi è che la vendita potrebbe essere stata mediata da Gian Giacomo Caprotti detto il Salaì, uno degli allievi di Leonardo. Tornando al legame tra il dipinto e Napoleone, sembra certo che Bonaparte lo amasse a tal punto da portarlo nel 1800 al Palazzo delle Tuileries, sua residenza, per appenderlo nelle stanze della moglie Joséphine. Nel 1804 la Monna Lisa sarebbe poi entrata a far parte delle collezioni del Louvre, che all’epoca si chiamava Musée Napoléon.

CODICE ATLANTICO curiosità

Una pagina del Codice Atlantico conservato nella Biblioteca Ambrosiana

Napoleone non portò la Gioconda dall'Italia in Francia, ma rubò manoscritti leonardeschi e il Codice Atlantico, ovvero la più ampia raccolta esistente di disegni e scritti del grande artista, requisito nel 1796 ed esposto al Louvre fino al 1815. Il Codice tornò in Italia nella Biblioteca Ambrosiana grazie all’operato di Antonio Canova su incarico dello Stato Pontificio. Fu l'unico codice di Leonardo ad essere restituito all’Italia tra quelli trafugati e che tutt'oggi sono noti come “Codici dell’Istituto di Francia”. Conservati nella Biblioteca nazionale della capitale francese contengono progetti, disegni e considerazioni.

Rai Storia: Silvano Vinceti a “Scritto, Letto, detto”

Silvano Vinceti, col suo ultimo libro “Il furto della Gioconda. Un falso al Louvre?”, è il protagonista dell'intervista per “Scritto, Letto, Detto”, la rubrica di RAISTORIA che ha debuttato nel dicembre 2018 ed è in onda tutti i sabati e le domeniche alle 8.50 e alle 20.20. In ogni puntata, Giovanni Paolo Fontana incontra e intervista scrittori, giornalisti e testimoni che, attraverso i loro racconti, abbiano indagato il passato, con uno sguardo attento al nostro contemporaneo. Aldo Cazzullo, Bice Biagi, Roberto Saviano, Massimo Recalcati, Luca Mercalli, Elena Cattaneo, Gherardo Colombo sono stati alcuni tra i protagonisti delle prime puntate.  Clicca qui per vedere la punta su Rai Storia

L'invisibile nell'Arte

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