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Leonardo nella Gioconda dipinse le balze di Castelfranco Piandiscò

 

Le Balze del Valdarno, in particolare alcune di quelle di Castelfranco Piandiscò, avrebbero ispirato il paesaggio della Gioconda. E' la tesi sostenuta dal ricercatore e scrittore Silvano Vinceti, presidente del Centro Studi Leonardeschi, e illustrata al termine di una lunga ricerca documentaria destinata a rilanciare il dibattito sul rapporto tra Leonardo e il Valdarno superiore. Il 24 luglio 2026 in piazza Vittorio Emanuele a Castelfranco di Sopra (Arezzo) è stato presentato in anteprima nazionale il documentario “Le balze della Gioconda: Leonardo e l'arte a Castelfranco Piandiscò”, realizzato con il contributo e il patrocinio del Comune di Castelfranco Piandiscò. Con la proiezione del film, per la regia di Mark Soetebier e la consulenza editoriale di Massimiliano Ranellucci, ha preso il via un progetto che l’Amministrazione comunale intende portare avanti per la valorizzazione del territorio e di uno dei beni più preziosi presenti: le Balze, spettacolari formazioni geologiche naturali caratterizzate da pareti verticali alte fino a 100 metri, pinnacoli, guglie e profonde incisioni, create dall’erosione nel corso di migliaia di anni. Un patrimonio inserito nel 2024 nel patrimonio geologico mondiale.

Secondo Vinceti, una specifica formazione delle Balze di Castelfranco Piandiscò corrisponderebbe alla parte sinistra dello sfondo del celebre dipinto conservato al Louvre. Non una semplice suggestione paesaggistica, ma l'ipotesi che Leonardo abbia trasfigurato sulla tavola un luogo realmente osservato durante la sua permanenza nel Valdarno. Per il ricercatore, il maestro vinciano nutrì fin dall'infanzia una profonda attrazione per montagne, vallate e conformazioni geologiche. I primi schizzi realizzati negli anni trascorsi a Vinci testimoniano questo interesse, che lo accompagnerà per tutta la vita. Durante la sua presenza nel Valdarno, Leonardo avrebbe studiato direttamente le Balze eseguendo disegni e osservazioni che si ritrovano anche in fogli oggi conservati nelle raccolte reali inglesi. Lo stesso paesaggio roccioso, secondo Vinceti, riaffiorerebbe non solo nella Gioconda, ma anche nelle due versioni della Vergine delle Rocce.

Ma perché Leonardo avrebbe raggiunto Castelfranco di Sopra? La ricostruzione proposta da Vinceti parte da un dato storico consolidato: tra il 1501 e il 1504 Leonardo operò prima al servizio di Cesare Borgia, impegnato nella ricognizione militare e nella progettazione di fortificazioni, quindi della Repubblica di Firenze, dove realizzò carte topografiche, studi idraulici e progetti urbanistici per conto del gonfaloniere Pier Soderini. Per spostarsi tra Arezzo, Firenze e Fiesole percorreva abitualmente la Cassia Vetus, l'antica strada consolare romana sorta tra il III e il II secolo avanti Cristo che costeggiava l'attuale Castelfranco di Sopra. È proprio lungo questo itinerario che Vinceti colloca una possibile visita del maestro al borgo valdarnese.

Le motivazioni, spiega Vinceti, sarebbero molteplici: "La prima riguarda l'interesse di Leonardo per l'urbanistica. Castelfranco di Sopra rappresentava infatti uno dei più importanti esempi delle Terre Nuove fiorentine, il progetto di espansione territoriale promosso dalla Repubblica di Firenze tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento”. Secondo la ricostruzione illustrata da Vinceti, il centro abitato, la cui edificazione iniziò nel 1299, sarebbe stato progettato da Arnolfo di Cambio, il più importante architetto e scultore del tempo, autore della pianificazione complessiva del borgo, delle mura, della porta d'accesso, della piazza e della chiesa di San Pietro". Per Vinceti è altamente probabile che Leonardo, lui stesso architetto e ingegnere, conoscesse il prestigio di Arnolfo e fosse interessato a visitare una delle sue opere urbanistiche più significative.

Un secondo elemento riguarda il rapporto con il Perugino. Leonardo e Pietro Vannucci condivisero gli anni della formazione nella bottega del Verrocchio insieme a Botticelli e ad altri protagonisti del Rinascimento. Da quell'esperienza nacque un legame artistico e umano che, secondo Vinceti, rimase vivo anche negli anni successivi. Richiamando alcune interpretazioni dello storico dell'arte Carlo Pedretti, il ricercatore ritiene plausibile che Leonardo fosse a conoscenza della grande Madonna in trono con i santi Pietro, Paolo, Bartolomeo e Giovanni Battista, dipinta dal Perugino nel 1493 per la chiesa di San Pietro di Castelfranco, e che desiderasse ammirarla personalmente. La chiesa costituiva il cuore religioso e civile della comunità. Sconsacrata nel 1786 dal granduca Pietro Leopoldo di Toscana, custodiva uno dei capolavori del Rinascimento umbro-toscano, inserito in un contesto artistico particolarmente ricco.

Anche il territorio circostante rappresentava infatti un importante centro culturale, sottolinea Vinceti. La vicina Badia di San Salvatore a Soffena, sorta lungo la Cassia Vetus, costituisce il più antico nucleo insediativo della zona. Sebbene il primo documento che la riguarda sia una bolla di papa Urbano II del 1090, ritrovamenti archeologici di epoca longobarda fanno ritenere che il complesso monastico abbia origini ancora più antiche. Nel Quattrocento la badia conobbe una stagione di grande splendore artistico con la presenza di opere attribuite ai Della Robbia, di una Madonna di Filippo Lippi e dello Scheggia, fratello di Masaccio. È in questo scenario storico, artistico e paesaggistico che Vinceti colloca il possibile soggiorno di Leonardo a Castelfranco di Sopra: "un territorio attraversato dalla principale via di comunicazione della Toscana medievale, ricco di emergenze artistiche e dominato da un paesaggio geologico unico, capace – secondo la sua ipotesi – di lasciare un'impronta nella memoria visiva del maestro fino a diventare parte dello sfondo della Gioconda". Un'altra possibile ragione della presenza di Leonardo a Castelfranco di sopra, sostiene ancora Vinceti, rinvia ad un'opera giovanile di Sandro Botticelli "Madonna con bambino e due angeli" realizzata durante o appena dopo il suo apprendistato presso Filippo Lippi; poi completò la sua preparazione artistica presso la bottega del Verrocchio dove si trovavano Leonardo e il Perugino. "Molto probabilmente Leonardo era a conoscenza del tondo del Botticelli e della sua presenza nella badia di San. Salvatore a Castelfranco di Sopra", ipotizza Vinceti.

Michele Rossi, Sindaco di Castelfranco Piandiscò: “La nostra volontà, come Amministrazione comunale, è quella di valorizzare il nostro territorio e, perché no, anche riscoprire antichi legami  di Leonardo da Vinci non solo con le Balze ma proprio con il borgo di Castelfranco che rappresenta una ricchezza straordinaria per tutto il Valdarno. Queste nuove ricerche collocano la figura di Leonardo da Vinci nel nostro territorio, tra l’altro anche riscoprendo dei legami con pittori, con artisti dell’epoca. La manifestazione di stasera non è altro che un punto di partenza per creare un qualcosa di organico come appunto il museo che prenderà preesto vita. Nei prossimi mesi, infatti, realizzeremo un piccolo museo all’interno del nostro municipio per riscoprire in maniera autentica il legame tra Leonardo da Vinci, le Balze del Valdarno e Castelfranco. Le balze sono ormai un patrimonio sempre più conosciuto e sempre più frequentato a livello anche internazionale, ci sono turisti che ormai vengono da tutto il mondo. E’ stato per largo tempo nascosto questo tesoro ma oggi ci sono tutte le condizioni per poterlo riscoprire. Chiaramente ci vuole l’impulso pubblico delle Istituzioni”.

Antonella Grassi, assessore alla cultura Castelfranco Piandiscò: “Noi siamo orgogliosi di questa serata che siamo riusciti finalmente a organizzare con fatica, con impegno, perché veramente il nostro progetto di valorizzazione di questo territorio deve progredire, dovremo coinvolgere tantissime persone, tantissime realtà e quindi noi ci impegniamo per questo. Questa sera abbiamo voluto invitare una persona speciale che è lo storico Silvano Vinceti che conosce tutte le realtà più nascoste e recondite di Leonardo Da Vinci”.

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